Monday, May 31, 2004

Intervista a Giovanni Rana

Giovanni Rana
“L’Imprenditore Creativo”


Tratto da F. Azzariti “Nord Est d’Italia”, Il Sole 24 Ore, 2001




San Giovanni Lupatoto, un paese alle porte di Verona, ha un accesso quasi ineluttabile al quartiere generale operativo della Rana spa. Qui incontriamo il presidente, Giovanni Rana, che con quel faccione sornione e la battuta sempre pronta ci accoglie gradevolmente e con confidenza tipicamente veneta. L’impressione che ricavo immediatamente è quella di un amabile ed arzillo sessantenne (“sono del 1937!” precisa lui) che è rimasto una persona semplice nonostante la grande notorietà, serena ma soprattutto dotata di notevole buonsenso, condito da battute umoristiche ed azzeccate.
Ci concentriamo sugli inizi della sua attività e mi racconta che “il papà è morto quando avevo dieci anni – esordisce – ed ero l’ultimo di sei fratelli. Mia madre sognava per me un futuro di studi, ma io ero in realtà uno studente un po’ ribelle e così dopo un biennio scarso all’avviamento sono andato a lavorare nel forno di famiglia con i fratelli. Qui ho imparato molto: a lavorare, a fare il pane ed a girare per i clienti: questa passione la posseggo ancor oggi”. Il momento cruciale avviene quando Giovanni ha vent’anni “mia madre saggiamente – ricorda ancora Rana – si accorse che le nostre esigenze economiche crescevano perché, nel frattempo, i fratelli si erano sposati: ci fece sedere attorno ad un tavolo consigliandoci di fare delle altre attività al fine di vivere in modo soddisfacente”. Fu così che un fratello decise di fare il pasticciere (perché aveva sempre avuto il pallino per i dolci), l’altro proseguì l’attività con il forno di famiglia mentre Giovanni decise di dedicarsi ai tortellini.
“Mi presero – sorride beato – sin da subito per matto, perché all’epoca, e parlo degli inizi degli anni ’60, i tortellini venivano venduti nei negozi di lusso e solo al sabato per il pranzo domenicale”. Ma il fiuto per il mercato che stava cambiando e l’intuizione che i tortellini avrebbero potuto essere un piatto tipico ed economico sulla tavola degli italiani spinsero Giovani Rana a credere a quest’iniziativa. E spronato inizialmente da una signora che si chiamava Onesta e che aveva un piccolo negozio di alimentari, successivamente ricevette l’appoggio dal padre di quella che sarebbe diventata sua moglie (“mi diede una stalla di cavalli dicendomi che non voleva nulla ma che nemmeno voleva spenderci dei soldi per ristrutturarla”), infine si recò a Bovolone da un certo Mario Zanca “che faceva 20 o 30 kg. di tortellini alla settimana. Fu lui che mi prese a benvolere ed insegnò a me e alla mia fidanzata Laura a fare i tortellini, consigliandoci ed aiutandoci a comperare le prime macchine impastatrici”.
Nel 1961, con i soldi della liquidazione che gli aveva dato suo fratello per il forno di famiglia, decise il gran salto: creò nell’ex-stalla ristrutturata un laboratorio artigianale con annessa una piccola bottega (“Laura preparava il ripieno, io la pasta: li facevamo il venerdì ed il sabato andavo in giro con un vecchio Guzzi con il cesto dietro. Quel Guzzi l’ho messo nella sala d’attesa della mia azienda per ricordarmi sempre degli inizi”). Poco più tardi arriverà una Renault 4 pagata in 25 rate e “fatta andare fino a quando non perdeva i pezzi per strada!”. Le cose crebbero al meglio, smentendo le più rosee previsioni: “non avevo grandi sogni – aggiunge Rana – sognavo, allora come oggi, solo un passo in avanti e mi accontentavo”. Con la politica dei piccoli, ma veloci passi l’azienda cresceva: nel 1963 produceva un quintale di pasta alla settimana, nel 1965 aveva una decina di aiutanti donne, l’anno successivo arrivarono le prime piccole macchine per fare gli gnocchi ed i tortellini, che però venivano ancora chiusi a mano. “Eravamo cresciuti molto ma solo nel territorio circostante – sottolinea – perché la freschezza dei tortellini durava al massimo 3 giorni. Una sera parlando con un fratello, concessionario della Recoaro, feci la scoperta che l’acqua minerale gassata durava di più di quella normale, e questo a causa della presenza di anidride carbonica. Fu così che andai dal dott. Speri, un chimico molto noto nella zona, che mi spiegò che l’anidride carbonica è un batteriostatico. Dopo aver capito il significato di questo parolone mi venne un’idea e gliela esposi a bruciapelo, chiedendogli se potevo introdurre sottovuoto l’anidride carbonica nel sacchetto di tortellini per farli durare più a lungo”. La risposta positiva del dott. Speri e l’intuizione divenne realtà, facendo passare immediatamente la durata della freschezza dei tortellini da tre a quindici giorni con l’allargamento immediato dei mercati di vendita, estesi oltre il Centro Italia. Qualche anno dopo l’introduzione di una nuova tecnologia (“quella dell’atmosfera modificata: ho fatto fare io la legge su questa innovazione – sottolinea Rana con orgoglio - e che oggi è usata per molti prodotti) permette tempi più lunghi di stoccaggio e di vendita, oltrechè il raggiungimento di mercati più lontani.
Nel frattempo, correva l’anno 1969, acquistò mezzo ettaro di terra per costruirci un capannone da 2000 metri quadri, ultimato in meno di 24 mesi. “All’epoca era dotato di due linee di produzione – ricorda – che mi ero inventato poiché non esistevano produttori di questi macchinari, e che avevo potuto mettere in piedi grazie ad un prestito che mi aveva concesso un contadino al 4% perché le banche mi avevano risposto picche. Ho una duplice soddisfazione ripensando a quei momenti: un anno dopo quei soldi li avevo già restituiti al proprietario e, soprattutto, da quel pezzo di terra non ci siamo più mossi perché qualche anno più tardi abbiamo allargato il sito produttivo senza muovere la sede generale”.
“Gli anni ’70 furono un crescendo rossiniano – sottolinea scherzando – perché aumentavamo del 10-15% annuo, tanto che nel 1980 avevamo superato i 20 miliardi di fatturato, con una settantina di dipendenti e una rete di 25 concessionari, con una quota di mercato del 18% per cento”.
Gli anni ’80 corrono via veloci con molte note liete ma anche con alcune tristi; la separazione dalla moglie Laura, il divorzio sarebbe arrivato diversi anni dopo ma sono rimasti ancora buoni amici. Ma mi ha fatto molto piacere che mio figlio Gian Luca abbia deciso di rimanere a vivere con me”. Nel 1989 la folgorazione, ovvero l’intuizione mass mediatica: “ero negli Stati Uniti – racconta Rana – per una fiera del nostro settore quando vidi un tizio in televisione sponsorizzare i propri polli; il giorno dopo lo rividi su una doppia pagina del New York Times a ripetere l’operazione. Rimasi molto colpito e dissi a me stesso che anch’io potevo diventare il personaggio che spiegava ai consumatori la genuinità della pasta. Pensai, rientrato in Italia, come fosse interessante farmi conoscere dall’inizio, quando da bambino impastavo il pane o facevo altre operazioni nella bottega, costruendo un racconto a più puntate sulla mia vita. Fu un successo e con mio figlio e l’agenzia pubblicitaria ne studiammo un secondo, poi un terzo e così via”. Oggi Rana ha un indice di notorietà altissimo che oscilla tra il 95 ed il 96, dietro solo a Coca Cola e Barilla. L’altra intuizione pubblicitaria è stata quella di affiancarsi, negli spot televisivi, a Marylin Monroe, Humphrey Bogart, Rita Hayworth, oppure a Stalin sulla Piazza Rossa . “L’idea mi nacque mentre stavo guardando il film Forrest Gump, in particolare nella scena spassosissima in cui Tom Hanks dà la mano al presidente Kennedy ma subito dopo corre in bagno a fare la pipì perché ha bevuto troppi cocktails. Chiamai l’agenzia pubblicitaria e decidemmo di fare qualcosa di simile: da quel momento la mia notorietà è cresciuta moltissimo”.
“Se lei mi chiedesse - si anticipa la domanda Giovanni Rana – qual è stato il più bel giorno della mia vita le risponderei senza esitazioni in due modi: quando mio figlio Gian Luca è entrato a lavorare nella mia azienda e quando è nato mio nipote, a cui hanno voluto attribuire il mio nome”. Il figlio Gian Luca, oggi trentacinquenne, dopo la ragioneria ed il servizio militare fa gavetta nell’azienda paterna occupandosi via via di aspetti gestionali (acquisti, produzione, controllo, finanza) e diventando, di lì a qualche anno Direttore Generale, costruendo con il padre un duetto assortito egregiamente. “Mio figlio governa ed io regno – chiosa scherzosamente Rana – ma, al di là delle battute, oggi io mi occupo di ricerca e sviluppo, di impiantistica, di marketing, ovvero di tutte le cose per cui sono nato ed in cui credo profondamente. Gian Luca invece si occupa di tutto il resto: che non è poco!”.
E questo duo, che spesso viene chiamato a raccontare in seminari dedicati alla successione generazionale, dà ottimi frutti: “quando è entrato Gian Luca in azienda il fatturato era di quasi 40 miliardi, oggi si è attestato sui 450!” Ma Giovanni Rana riconosce un altro importante valore aggiunto al figlio: “fino ad allora – sottolinea – ero solo a guidare l’azienda: da quel momento ho potuto dialogare con lui e scambiare, a fine giornata, dubbi ed impressioni. Ed è così che noi decidiamo in due ore quello che la concorrenza, e parlo delle multinazionali del settore, riesce a fare diventare operativo in almeno due anni. Forse la flessibilità ci sta facendo andar bene gli affari tanto da non voler affrettare il passo verso la Borsa di Milano”. E su questo punto Giovanni Rana si fa più serio perché mi spiega brevemente i motivi di questa “frenata”: “se creo un flottante magari del 30 per cento del capitale sociale porto a casa tanti soldi che reinvestirei immediatamente nei processi produttivi o nel marketing, ma avrei anche un impegno sociale verso i piccoli risparmiatori qualora le oscillazioni del titolo fossero negative. Attualmente abbiamo un ottimo giro d’affari, una discreta liquidità, non ho bisogno di credito ma se lo avessi andrei dalle banche oppure mi fidanzerei per due o tre anni con una merchant bank”.
Quella di Rana è una storia tipica dell’imprenditoria del Nord Est: un artigiano che diventa imprenditore e cresce fino a rendere la sua azienda una multinazionale europea. Quali sono stati i segreti di questo successo? “La crescita della mia azienda è avvenuta mescolando tanti fattori – sottolinea – e non è facile, né tantomeno giusto, isolarne soltanto uno. Tra i fattori di successo vorrei raccontare quello che, a mio avviso, è il tratto dominante del mio essere imprenditore. Quello che mi ha permesso di trasformare una fabbrica di tortellini in un sistema industriale forte, capace di crescere e svilupparsi anche in modo autonomo: il fattore creativo. Oggi infatti con 50 tipi di pasta fresca, i surgelati, i sughi, i piatti pronti, i ristoranti, Pastificio Rana è passato da leader del mercato italiano della pasta fresca a fornitore di soluzioni alimentari per tanti canali e tanti Paesi.
L’altra caratteristica forte della mia azienda è l’imprenditorialità diffusa: l’assenza di burocrazia interna ci permette di avere contributi da tutti ed un attaccamento all’impresa che è, e deve rimanere, la stessa di Giovanni Rana. Ogni amico, ogni dipendente del pastificio Rana è un imprenditore a sua volta. Solo sentendosi così - sentendo l’azienda o il processo o il prodotto come suo - riesce a contribuire alla crescita ed alla bontà del suo lavoro oltre qualunque tipo di retribuzione. Vede, questa imprenditorialità diffusa genera una creatività meravigliosa che la pianificazione aziendale non riesce a trattenere o imbrigliare in alcun modo. Questo sistema ha saputo reggere con successo all’ingresso sul nostro mercato dei più importanti gruppi alimentari del mondo: sviluppando dai due ai quattro nuovi prodotti l’anno, comunicando in televisione e producendo una qualità che solo la sapienza e la capacità di sistema possono dare, siamo riusciti a rimanere in pochi su questo mercato che continua a crescere anno dopo anno”.
Pongo a Giovanni Rana quella che vorrebbe essere una domanda di congedo (“Come vede il futuro della sua azienda?”), da un lato, e di riepilogo del passato, dall’altro: invece mi accorgo di aver innescato la sua forza generatrice di idee e progetti. “Siamo entrati dal marzo 2001 – attacca con vigore - in un mercato molto importante: quello del “pranzo del mezzogiorno”. Abbiamo infatti consolidato la partnership con Spega, azienda specializzata nei prodotti di gastronomia: la nuova società, Gourmet Italia, produce e commercializza alimenti di alta qualità in monoporzioni e surgelati. Con 80 dipendenti diretti più l’indotto tra agenti e distributori Gourmet Italia punta già nel 2001 ad un fatturato di 30 miliardi di lire e ad attivare nuove sinergie: si tratterà infatti di produrre e commercializzare primi piatti (lasagne, tortellini, gnocchi, pasta varia) pronti in 4-5 minuti. La distribuzione avverrà sui bar, sui ristoranti e sul room service degli hotel, inizialmente nel Nord Italia ma stiamo progettando l’ampliamento della vendita anche nel Centro-Sud ed in tutta Europa. E credo .- conclude Rana in modo simpatico – che ne mangeremo delle belle!”.

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